Claudio Milanesi

Il consumo di cibo per strada è tradizione antica ed ha le sue origini sin dagli albori delle civiltà occidentali. In Grecia il pesce, dopo essere stato pescato, era venduto fritto nelle strade principali. Nell’Antica Roma erano molte le tabernae lungo le vie principali le cui aperture rivolte verso la strada offrivano ai viandanti vari servizi. L’antico romano, dopo la cena al tramonto e la prima colazione al risveglio, si preparava uno spuntino a mezzogiorno con cibo portato da casa e scaldato fuori la tabernae. Ogni bottega aveva una sua specialità e già all’epoca i cibi erano venduti in strada seguendo le tradizioni di famiglia e sfruttando i prodotti a buon mercato delle zone. Per secoli questi luoghi frequentati prevalentemente dal popolo furono il punto d’incontro tra persone. L’ambiente era aperto sulla strada con un grande bancone fornito di un fornello per scaldare le vivande e alcuni piccoli orci per il vino. Fumi e odori si propagavano da pentole e calderoni. Le pietanze erano a buon mercato si servivano prevalentemente focacce, uova e formaggi alcune botteghe più raffinate servivano cacciagione, pesce e funghi. In epoca medievale le autorità politiche e religiose delle città più grandi, regolarono mediante il suono di una campana la possibilità di bere vino nelle tavernae.

La Tabernae – Pompei

Dal 1200 Roma divenne meta del pellegrinaggio religioso, la chiesa impose un sistema d’indulgenze e itinerari e ogni cristiano doveva andare preferibilmente a piedi almeno una volta a Roma. Da ogni parte del nord dell’Europa i pellegrini convergevano a Roma percorrendo la via Francigena che partiva dalla Britannia. Si formò una florida economia incentrata sul turismo religioso. La creatività dei cuochi ideò quelle pietanze generate dalla commistione tra la cucina povera e pratica del territorio e le tradizioni alimentari dei pellegrini provenienti dai paesi più lontani. Le cronache parlano di bancarelle in legno ai margini delle strade, dove per pochi centesimi si vendevano interiora e carne povera. La popolazione mangiava in piedi passeggiando o sostando per breve tempo. Ecco perché il cibo da strada è stato considerato il più tradizionale e antico che esista.

Trippaio del Porcellino (FI)

Oggi ogni popolo ha il suo cibo da strada che sta vivendo un periodo di rivalsa ed è considerato vera arte culinaria. In toscana oltre al panino alla porchetta e al prosciutto, il lampredotto costituisce uno dei piatti tradizionali del cibo da strada. E’ preparato con uno dei quattro stomaci bovini che sono generalmente scartati. Il suo nome deriva una volta tagliato l’abomaso, dalla somiglianza con la bocca della lampreda. Viene servito dentro al semelle, un panino rotondo tipico di Firenze, con l’aggiunta di salsa verde al prezzemolo, capperi, acciuga e una spolverata di pepe o peperoncino. E’ un’alternativa salutare al moderno fast-food, possiede meno calorie dell’hamburger ed ha tantissimi grassi in meno. A Firenze il lampredotto è particolarmente apprezzato anche dagli innumerevoli turisti tanto che è un piatto servito sia nei ristoranti tipici che in quelli rinomati. Questi cibi che si sono tramandati sino ai giorni nostri, raccontano la storia della vita di un popolo che per le strade è passato e in esse ha vissuto e vivrà.