Cecilia Del Casino

È ormai ampiamente riconosciuto il valore, sia in termini di qualità che economico, dell’agroalimentare Italiano le cui produzioni di eccellenza, variamente distribuite su tutto il territorio nazionale, sono ben note a livello internazionale. Alcune delle nostre produzioni vanno purtroppo incontro a contraffazione che indubbiamente comporta danno economico e del buon nome del prodotto. Si parla di “taroccamento dei prodotti” che niente hanno a che vedere con quelli originali. A questo proposito il più famoso è avvenuto per il Parmigiano che, negli Stati Uniti e in altri paesi, viene commercializzato come Parmesan, un prodotto “italian sounding” che, in realtà, non ha le caratteristiche del Parmigiano originale proveniente da una precisa zona dell’Italia. Il danno provocato da questi taroccamenti, da considerarsi un reato, ormai raggiunge annualmente diversi milioni di euro provocando anche un notevole danno di immagine sia per il singolo prodotto, che per l’intero Paese. Alla luce delle precedenti considerazioni, abbiamo cercato di mettere in evidenza come la produzione dell’agroalimentare italiano sia in notevole espansione apportando anche un forte aumento dell’occupazione, soprattutto giovanile, al settore dell’agricoltura.

Da un’analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero nel mese di maggio 2016, si evidenzia come il settore agroalimentare stia volando verso un nuovo record delle esportazioni. L’export dell’agroalimentare nel 2016 è infatti cresciuto del 3,6% rispetto all’anno precedente, confermando il settore come uno dei fiori all’occhiello del nostro Paese. I mercati internazionali continueranno ad apprezzare la qualità del Made in Italy, le previsioni per il 2017 sono di un ulteriore aumento del 5%, dato ancor più esaltante visto il generale rallentamento del commercio internazionale.

Il tema delle esportazioni è stato affrontato durante la fiera “Cibus Connect” di Parma, da esponenti di spicco della distribuzione e dell’industria alimentare italiana, con un dibattito sul “Posizionamento del Made in Italy Agroalimentare rispetto all’evoluzione internazionale dei consumi”. Tra i relatori, Balocco, Lavazza, Mutti, Calzolari e il presidente di Federalimentare, Scordamaglia. Cinquanta produttori alimentari italiani, selezionati da Slow Food, si sono proposti a nuovi mercati per far capire l’univocità e l’inimitabilità dei nostri prodotti oltre allo stretto legame col territorio. Tradizione e sapienza antica, coniugate con una costante innovazione, per far conoscere il valore dell’industria alimentare italiana sia come modello di riferimento sostenibile sullo scenario  mondiale, sia come rilancio economico ed occupazionale.

La parola d’ordine è stata “connettere” il Made in Italy con il mondo.

L’agroalimentare svolge un effetto traino unico sull’intera economia per l’impatto positivo di immagine sui mercati esteri, dove il cibo Made in Italy è sinonimo di qualità.

Le industrie dei principali prodotti agroalimentari, dall’aceto al caffè, realizzano buona parte del loro fatturato con esportazioni, oltre che verso i paesi dell’Unione europea, anche verso Stati Uniti, Australia, Medioriente, Sud Est Asiatico, Sud Africa e Sud America. Se nell’Unione Europea esportiamo complessivamente meno che nel resto del mondo, mercati in espansione si presentano quello tedesco (+2,5%) e quello francese (+3,2%). Da segnalare è la ripresa dell’export verso la Russia (+3,4%) e, di spicco, la crescita di esportazioni verso la Corea del Sud (+16, 1%); si presenta invece in discesa l’export verso Cina, Giappone e Hong Kong.

I prodotti del Made in Italy agroalimentare che registrano le maggiori variazioni positive sono quelli del settore saccarifero (+19,3%), delle farine (+18,5%), del caffè (+10,3%) oltre a quello oleario (+7,0%) e lattiero-caseario (+6,1%).

Tra i principali settori dell’export tricolore, il prodotto più acquistato all’estero, si conferma il vino, con una crescita del 3%.

Il record fatto segnare sulle tavole straniere è significativo delle grandi potenzialità dell’agroalimentare italiano, che sembra esercitare un effetto trainante sulla ripresa dell’intero Made in Italy.