Mauro Cresti

Sembra una notizia bizzarra poiché sempre più spesso sulla stampa è riportato che si continua a “mangiare” le aree verdi con un’eccessiva cementificazione e quindi da più parti gli Enti preposti sono chiamati giustamente, a proibire la costruzione di nuove case o capannoni industriali e a riconvertire o ristrutturare l’esistente. La novità sorprendente e che deriva da un recente censimento effettuato dalla Coldiretti, è che negli ultimi 150 anni, quindi dai tempi dell’Unità d’Italia dove vi fu l’espoliazione delle foreste per rifornire gli eserciti in guerra, il numero degli alberi è raddoppiato. Inoltre grazie alle iniziative di rimboschimento in seno alla tutela ambientale, sotto il controllo delle varie Regioni e del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, è stato determinato un patrimonio di 12 miliardi di alberi che coprono circa 10 milioni di ettari, un terzo del territorio nazionale. Occorre precisare che dal punto di vista economico molte di queste aree boscate sono in stato di abbandono, impenetrabili e inutilizzabili. Un tempo i boschi erano “dissodati” dagli agricoltori per ricavarne campi coltivabili mentre oggigiorno il bosco si è riappropriato di quello che gli era stato strappato. L’abbandono delle campagne e del numero di addetti all’agricoltura è una delle prime cause che ha relegato la gestione e i tagli periodici dei boschi a lavoratori stranieri poiché nonostante una modernissima meccanizzazione, il mestiere del boscaiolo non è più ambito dagli abitanti locali. Occorre riprendere il capillare controllo sulle aree verdi con tagli mirati e piani di manutenzione per prevenire incendi, degrado e alluvioni. Ancora la Coldiretti ha calcolato che con l’aumento della manutenzione dei boschi, in Italia che importa l’80% del legno che utilizza, si potrebbero creare circa trentacinque mila nuovi posti di lavoro. Grazie alla nuova normativa sui Piani di Sviluppo Rurale (PSR) che ne semplificano la gestione, potrebbe riconoscere all’imprenditore agricolo un ruolo attivo, mentre i nostri boschi se valorizzati con pratiche di gestione sostenibile, possono rappresentare un importantissimo strumento di crescita economica. Infine coordinare meglio le attività boschive potrà dare l’opportunità per definire una più efficace gestione faunistica ed un miglioramento dell’ecosistema con tutti i risvolti che ne conseguono.