Mauro Cresti e Claudio Milanesi

La mela dal latino malum, è un frutto antichissimo e dal neolitico, intorno a 10-9 mila anni avanti Cristo, ha raggiunto le nostre zone partendo, con spostamenti territoriali, dalle popolazioni dall’Asia centrale.

Oggi la mela è una delle piante antropiche più coltivate soprattutto per la sua destagionalizzazione e grazie a ciò è, infatti, godibile tutto l’anno. La mela è tra l’altro un affascinante frutto dal valore simbolico, legata alle tradizioni del passato, alleata alla bellezza e alla buona alimentazione poiché è buona e fa bene perché ricca di antiossidanti. Nella Bibbia (Gn 2, 15-17) il Signore collocò l’uomo nel paradiso di delizie dandogli una sola restrizione: “mangia qualunque frutto di qualunque albero ma non mangiare il frutto dell’albero della scienza del bene e del male”. Sappiamo poi com’è andata, possiamo ipotizzare che l’uomo dopo aver trasgredito e scacciato in malum modo dal benessere, ha perlomeno rubato per vendetta e all’insaputa del Principale qualche buon frutto propagandolo sulle terre che con grande sacrificio aveva bonificato. Al di là delle suggestive e fantasiose ipotesi che scaturiscono dalle letture delle fonti più antiche, grazie al gran numero di varietà, i meli di un tempo avevano rilevanza locale e caratterizzavano il territorio prendendone il nome. È il caso della pregiata “mela casolana”, che sin dal medioevo era coltivata nella Val di Merse in provincia di Siena, oggi è una specie a rischio di estinzione. La mela casolana è conosciuta sin dal medioevo ed è citata nella quarta novella della terza giornata del Decameron (1349-1351), di Giovanni Boccaccio (1313-1375): [… La moglie che Monna Isabetta avea nome, giovane ancora di ventotto in trenta anni, fresca e bella e ritondetta che pareva una mela casolana…] In rete vi sono alcune descrizioni sintetiche, dove spicca che la mela casolana è presente nel territorio del Comune di Monticiano in provincia di Siena. In effetti, alcune varietà locali non inserite in coltivazioni intensive si trovano sparse o in colture promiscue oppure come singole piante isolate. Dal 1932 a Siena con funzione di supporto per il Corpo forestale dello stato sono stati istituiti alcuni campi, di pochi ettari, dove si sono svolte attività di ricerca e conservazione di parte del patrimonio autoctono regionale e di alcuni meli. Si tratta di 23 varietà antiche di Malus sativa L. mentre in alcuni boschi derivati da incolti, erano mappati esemplari di patriarchi che avevano raggiunto dimensioni ragguardevoli. Sopravvissuti a stress biotici e abiotici le piante erano particolarmente interessanti per lo sviluppo di un’agricoltura innovativa ma tradizionale. Nelle società del passato dedite all’autoconsumo, dopo il raccolto, i frutti acerbetti erano conservati sino a marzo in un solaio di soffitta sopra un letto di paglia. Non sono molti i prodotti agroalimentari nostrani che meritano l’onore della letteratura e delle nostre più antiche tradizioni e la mela è una di queste, dove le civiltà più antiche della nostra storia favorirono la diffusione dei migliori soggetti, dandogli un forte valore socializzante che tuttora dovrebbero continua ad avere.