Claudio Milanesi, Mauro Cresti

Il dietologo Dott. Ciro Vestita in un recente articolo uscito sul quotidiano La Nazione commentava le caratteristiche del legno di Acacia in grado di resistere all’umidità stagnante, nonché il potere anti infiammatorio e decongestionante di decotti e mieli di acacia. Anche se da indagini fossili sembra che in epoca terziara fosse presente in Europa, la robinia o acacia (Robinia pseudoacacia) di portamento arboreo e arbustivo è stata reimportata dagli Stati Uniti nordorientali. In Europa è stata reintrodotta alla fine del 1500 dal botanico Jean Robin che dalla Virginia trapiantò nei pressi della chiesa di Saint-Julien-le-Pauvre a Parigi un esemplare che ancora oggi dopo più di 400 anni, ogni primavera, continua a fiorire. Da allora la robinia si è propagata in zone poco vegetate, dove cresce velocemente grazie all’esteso apparato radicale che si adatta ad allegare su diversi substrati ma che non si estende in profondità e nelle zone di pendio tende a cadere. La caduta di qualche esemplare risveglia a pochi centimetri di profondità miriadi di gemme dormienti per cui da un’unica pianta in pochi mesi si ottiene un esteso boschetto composto da decine di fusti ravvicinati formati da tante coppie di robuste spine in un’area difficilmente percorribile e pericolosa per la non transitabilità in caso d’incendi boschivi. L’invadenza della specie fa scomparire interi boschi autoctoni e secolari che per l’arricchimento del terreno in azoto lasciano il posto a roghi e vitalbe. I funghi commestibili della nostra flora non riescono a stabilire simbiosi con il suo apparato radicale e in un castagneto, dove arriva la robinia, i funghi eduli più comuni scompaiono. Inoltre è una pianta anemofila e il polline in circolazione può creare problemi anche gravi a soggetti particolarmente predisposti. Nelle campagne si faceva uso dei fiori in cucina o erano infusi nell’alcool per ottenere un liquore. La medicina popolare ha tra l’altro utilizzato la corteccia come emetico purgante e tonico mentre le foglie erano raccolte per migliorare il funzionamento del fegato o come antivirale. In realtà questa pianta dovrebbe essere utilizzata con molta cautela poiché tutte le parti ad eccezione dei fiori contengono tossine e in passato il ministero della salute l’ha inserita nella lista delle specie non ammesse per l’impiego nel settore degli integratori alimentari (La robinia in Toscana, Regione Toscana, 2012). Già dalla fine del 1800 alcuni coltivatori della valle del Po auspicavano una legge che ne proibisse la diffusione lungo le strade, le siepi e lungo i margini dei campi. In effetti come detto, essa è una delle maggiori specie colonizzatrici, un pollone diventa alto circa due metri in tre-quattro mesi, sotto crescono alberi più lenti che potrebbero soppiantarla ed un rimboschimento con specie autoctone adatte alla zona potrebbe diventare un efficace rimedio al controllo della diffusione spontanea della Robinia.