Chiara Piccini

Phytophthora capsici è la causa della “cancrena pedale” la più grave malattia che interessa il peperone coltivato sia in pieno campo che in ambiente protetto. La patogenicità della Phytophthora capsici non è però limitata solo al peperone ma interessa altre specie di solanacee come il pomodoro e la melanzana ed anche varie specie di cucurbitacee come l’anguria ed il melone.

La Phytophthora capsici appartiene al genere Phytophthora: dal greco phyto (pianta) e phthora (distruttore), che comprende al suo interno alcuni dei patogeni più distruttivi, in grado di causare epidemie gravi ed enormi danni su diverse specie di piante sia in ambito agricolo che forestale. Le specie di Phytophthora fanno parte della classe degli Oomiceti appartenenti al clade degli Stramenopili nel regno dei Chromista. Esse sono eterotrofe e saprofite, nonostante possano crescere su substrati di coltura, in natura non hanno la capacità di competere con altri microrganismi del suolo e quindi vengono considerate agenti patogeni obbligati delle piante e per la loro sopravvivenza dipendono fortemente dalla parassitizzazione delle piante. Il ciclo biologico delle specie di Phytophthora comprende uno stadio vegetativo di tipo miceliare e la formazione di strutture di resistenza, quali i rigonfiamenti ifali, le clamidospore e le strutture riproduttive quali: sporangi, zoospore e oospore.

Per quanto riguarda la Phytophthora capsici, lo sviluppo della malattia è fortemente favorita dalla elevata umidità del terreno, da ristagni idrici e temperature relativamente alte comprese tra 10 e 35°C con optimum a 28°C. Gli attacchi interessano solitamente l’apparato radicale, la zona del colletto e la base del fusto, ma in determinate condizioni ambientali conduttive (irrigazione a pioggia, temporali, elevata temperatura e umidità relativa), colpisce anche la parte aerea determinando morte delle branche, necrosi delle foglie e marciume dei frutti verdi e maturi. Questo patogeno è dotato di enzimi pectici e di un fattore macerante che gli permettono una rapida penetrazione e macerazione dei tessuti attaccati. A livello del colletto e delle radici vi è la comparsa di imbrunimenti, ai quali fanno seguito dei processi di marcescenza che possono provocare anche la morte della pianta o, nei casi meno gravi, l’emissione di nuove radici avventizie. Sul fusto, compaiono aree depresse e livide di colore bruno-nerastro. Le zone colpite sono soggette a forte disidratazione provocando il collasso delle parti aeree sovrastanti. Sulle foglie i sintomi iniziano come piccole lesioni idropiche irregolari. Man mano che le lesioni si espandono, i tessuti infetti si disidratano e virano al marrone. Talvolta, sulla superficie fogliare è possibile osservare la sporulazione. Le lesioni sui frutti inizialmente sono idropiche e di colore verde scuro. Man mano che l’infezione si espande, i frutti raggrinziscono, ma solitamente restano attaccati alla pianta. Sulla superficie dei frutti è possibile osservare le spore e il micelio del fungo.

I danni economici che l’infezione da parte di questo patogeno causa alla produzione mondiale annua di peperone risultano essere molto ingenti, tanto che la Phytophthora capsici è stata messa al quinto posto nella classica dei 10 agenti patogeni oomiceti più dannosi per le piante. In particolare, in Italia la Phytophthora capsici risulta essere uno degli organismi patogeni più diffusi, essa causa ogni anno gravi danni alle colture di peperone determinando notevoli perdite economiche e generando pertanto un problema emergente in campo agricolo. Un metodo efficace per poter tenere sotto controllo questa malattia, oltre l’utilizzo dei comuni fungicidi, è attraverso l’uso di piante con un più alto grado di resistenza al patogeno. Sarebbe molto importante quindi selezionare ed ottenere genotipi che posseggano tali requisiti di resistenza e ancor di più cercare di comprendere quali siano i meccanismi di resistenza che queste piante mettono in atto.