Paolo Pellegrini

Il mio amico Niccolò D’Afflitto è un enologo di gran valore. Magari però non si sa che a casa sua, a Castel Ruggero, nella punta nord del Chianti Classico, ha un bellissimo orto dove con la moglie Pascale e con i figli coltiva la bellezza di ben 400 (quattrocento, davvero!) specie di pomodori. Un altro mio amico, Maurizio Izzo, ha postato su Facebook, qualche giorno fa, la bellissima foto dei pomodori del suo orto. È tra i re dell’estate, il pomodoro. Non mi metto a fare il filologo per raccontare che non dobbiamo farcene un vanto perché ci arriva dal Nuovo Mondo, e fino a due o tre secoli fa era ancora solo pianta da ornamento. Non mi metto a fare il nutrizionista, ma vale la pena rammentare che il pomodoro dà fastidio a chi è allergico al nichel e a chi soffre di reflusso gastrico, però ha una valanga di indicazioni salutistiche perché combatte l’ipertensione e i crampi e i tumori, fa bene alla vista e alle ossa, è un potente antiossidante e anti-age (ma va abbinato a una vita sana … ). È anche, il pomodoro, un formidabile togli-imbarazzo. Perché lo usi in tanti modi, oltre naturalmente all’insalata e alla caprese, alla mitica pappa o alla merenda più antica che io ricordi, strusciato sul pane con olio e sale. Modi non difficili. Si fa presto, si fa bene. Ottimi piatti di pomodori ripieni, ad esempio con il riso, che puoi bollire e condire come ti pare, e il pomodoro può essere crudo; oppure lo passi in forno, in teglia su un debito foglio di apposita carta, e con il riso ci starà bene frullata la polpa stessa del pomodoro scavato. Lo puoi scavare e riempire di tonno con capperi acciughe aglio olio e maionese, tutto frullato e passato di nuovo in forno magari coperto da un velo di pangrattato; oppure, infine, riempito di macinato di carne, uovo, parmigiano, sale, pepe, erbe aromatiche, e via in formo per tre quarti d’ora.

Che ci si beve? Tanti dilemmi, per abbinare al pomodoro. Scarterei il vino, e penserei a un paio di birre  artigianali, entrambe toscane: La Mi’ Bionda, chiara non filtrata, o la valdarnese Malafrasca, un’altra bionda. Che profuma di lavanda.

Da La Nazione, mercoledì 8 Agosto 2018