Davide Gaeta

Un acceso dibattito è scaturito sul testo di legge unificato in tema di agricoltura biologica, discusso e poi approvato nella seduta dell’11 dicembre 2018 alla Camera dei Deputati. Sessantacinque (ma la lista è crescente) ricercatori e docenti universitari, imprenditori e operatori del settore hanno inviato una ferma contestazione ai Parlamentari attraverso un documento che mira a ricevere la giusta attenzione in attesa della prossima discussione della proposta di legge che si terrà in Senato. La contestazione nasce dal fatto che gli scienziati ritengano che la Camera abbia deliberato su un tema delicato e complesso come le produzioni biologiche in agricoltura, omettendo e trascurando molte considerazioni scientifiche e lasciandosi trascinare dalla deriva populista. li futuro dell’agricoltura, meglio; il futuro dell’alimentazione del nostro pianeta, merita, a giusto parere dei firmatari, riflessioni più documentate di quelle che spesso frettolosamente si riportano in occasioni pubbliche, compreso quanto è avvenuto nel dibattito tra i Deputati alla Camera prima della votazione. Al contrario, l’agricoltura è un sistema complesso che abbraccia l’intero pianeta gestendo 1,5 miliardi di ettari di arativi, con circa 950 milioni di aziende agricole. Ci ricordano i firmatari che il settore agricolo-alimentare sarà nei prossimi anni chiamato ad affrontare l’enorme sfida di garantire sicurezza alimentare ad un’umanità che nel 2050 raggiungerà i 10 miliardi di abitanti, che per oltre il 60 saranno inurbati, e in un contesto che vede la risorsa suolo sempre più limitata.

Per vincere tale sfida non è sufficiente fare appello ai valori della tradizione ma occorre viceversa mirare all’integrazione di tutte le tecnologie di precisione oggi disponibili per migliorare la sostenibilità e sicurezza delle produzioni agricole (genomica, nuove biotecnologie, proteomica, metabolomica, tecniche di difesa integrata, informatica, robotica, micro-fertirrigazione, ecc. Qual è dunque uno dei concetti ‘dolens’ che ha determinato la reazione dei ricercatori italiani? L’ipotesi che sposare acriticamente il biologico come scelta politica del nostro Paese trascuri il fatto che in pieno campo esso produce molto meno rispetto al convenzionale) in virtù, per esempio, della minore efficacia della lotta alle malerbe, della nutrizione e della difesa fitosanitaria. Da ciò deriva che se si convertisse a bio l’intera agricoltura mondiale, sarebbe necessario circa il doppio delle terre, al momento indisponibili perché occupate da praterie naturali e forestale. Se poi decidessimo di procurarci nuove terre, questo sarebbe possibile solo a seguito della distruzione di interi eco sistemi e comporterebbe altresì il quadruplicamento delle emissioni di gas serra in virtù dei dissodamenti di foreste e praterie che si renderebbero necessari.

Da La Nazione, 14 Gennaio 2019