Alessio Ribaudo

Sono oltre 1,1 milioni gli alveari italiani curati da 45 mila apicoltori che: secondo una stima di Coldiretti, rispetto al 2017, vedranno crollare la produzione del miele del 20 per cento. «Le api sono sempre più minacciate sia dai cambiamenti climatici – spiega Raffaele Cirone, presidente della Federazione degli apicoltori italiani – sia dall’uomo che contribuisce allo spopolamento con l’uso di alcuni pesticidi in agricoltura che, peraltro, sono stati banditi da norme comunitarie e nazionali».

Un paletto, però, è stato fissato da una «storica» sentenza emessa dal Tribunale di Udine martedì scorso. Ventuno agricoltori hanno patteggiato una pena di 7 mesi e 16 giorni di reclusione oltre a una multa da 3.800 euro ciascuno, la distruzione delle sementi contaminate e il pagamento di 31.500 euro in favore del Consorzio degli apicoltori udinesi per il ripopolamento degli alveari. Il pubblico ministero Viviana Del Tedesco ha ipotizzato il reato di inquinamento ambientale colposo perché nel 2016 c’era stata una moria di api nella campagna friulana tra le arnie vicine ad alcuni campi. L’accusa ha dimostrato che era stato seminato mais preventivamente trattato con «neonicotinoidi», dei prodotti fitosanitari utilizzati in agricoltura come insetticidi e antiparassitari. Un impiego vietato proprio per la concia delle sementi, dei cereali e le colture che attraggono le api: per il PM, la moria degli insetti pronubi – cioè capaci di impollinare i fiori – è un fenomeno capace di alterare in modo irreversibile l’equilibrio ecosistemico sia della fauna sia della flora». Le api, infatti, non sono solo importanti per il prezioso miele che producono. «Sono indispensabili sia per la vita degli ecosistemi – spiega Stefano Masini, responsabile ambiente di Coldiretti – sia per il mantenimento di un buon livello di biodiversità». Il procuratore di Udine, Antonio De Nicolo, lancia un appello: «il mio interesse, come magistrato e come cittadino, è quello che si contemperino le esigenze di tutti coloro che lavorano nel mondo agricolo, senza che ciò sia visto come un antagonismo tra apicoltori e agricoltori. Come dicevano gli indiani d’America “non ereditiamo la terra dai nostri antenati ma la prendiamo in prestito dai nostri figli” e per questo auspico che si siedano a un tavolo per tendere insieme al bene dell’ambiente». Parole che non cadono nel vuoto. «Non solo siamo d’accordo ma Coldiretti è schierata da sempre per un’agricoltura rispettosa delle leggi e dell’ambiente – ribadisce Masini – che dia al consumatore prodotti buoni e sicuri». Anche gli apicoltori concordano con il magistrato. «Raccogliamo l’appello perché non devono esistere contrapposizioni fra agricoltori e apicoltori che, anzi, spesso coincidono – dice Cirone – e lo ringrazio per l’eccellente lavoro svolto con i carabinieri. Certo, non posso gioire appieno, visto che il giorno dopo la storica sentenza è stato devastato l’apiario di Stefano Della Vedova, già presidente del consorzio di Udine».

A Basiliano, mercoledì scorso, l’apicoltore – tra i primi a chiedere rigorose indagini scientifiche per capire l’anomala moria di api del 2016 – aveva scoperto che 12 delle sue 31 arnie erano state rovesciate. «Un gesto vigliacco che non credo sia casuale – dice De Nicolo – e per questo ho aperto un fascicolo, attualmente contro ignoti, per danneggiamento aggravato». Un’indagine che si aggiunge a quella contro ignoti iniziata lo scorso luglio quando, sempre nella campagna friulana, c’era stato un rogo che aveva bruciato decine di arnie. «Queste sono derive delinquenziali e vigliacche – conclude De Nicolo – spero di individuare i colpevoli.

Da La Nazione, domenica 14 Ottobre 2018